venerdì, 23 marzo 2007

Benvenuto.

Questo blog è gestito da Rosa LaMattina, una signora che non è mai esistita ma che d'ora in poi -se ci impegnamo e se le aggraderà- potrà vivere per sempre.


Il progetto “Una storia quasi infinita” è un esperimento di scrittura creativa collettiva online.

Regole del gioco:


  1. La signora Rosa LaMattina inizierà su questo blog a raccontare una storia da lei inventata.

  2. Chiunque passerà di qui avrà la possibilità di continuare la narrazione semplicemente scrivendo un commento (che potrà recare una firma oppure apparire anonimo), e che diventerà un eventuale post, ovvero un nuovo capitolo.

  3. Ogni nuovo commento dovrà seguire l'ultimo capitolo inserito come post in ordine di tempo.

  4. La signora Rosa LaMattina si riserva la libertà di cancellare i commenti a contenuto razzista, sessista, offensivi, violenti, o anche solo maleducati.

  5. La signora Rosa LaMattina ancora non sa se questa storia avrà un finale, nè al momento sa se sarà lei a decidere quando l'eventuale fine sarà arrivata.

  6. In ogni caso, il contenuto di questo blog sarà di pubblico dominio, e chiunque potrà fare della storia (o parte di essa) ciò che vorrà.

  7. Sono permesse modifiche della storia originale allo scopo di creare opere derivate.

  8. Della storia saranno permesse pubblicazioni, rappresentazioni teatrali, rappresentazioni cinematografiche, fumetti, dipinti, canzoni, sculture, fotografie, saggi, conferenze, installazioni, corti d'animazione, video.... qualsiasi genere d'opera d'arte frutto dell'ingegno umano sarà la benvenuta.

  9. Gli unici vincoli sono i seguenti:

  • Anche in caso di opere derivate, la signora Rosa LaMattina dovrà sempre comparire come autore dell'opera originale.

  • La signora RosaLaMattina dovrà inoltre sempre essere informata dei progetti derivati da “Una storia quasi infinita” attraverso una semplice comunicazione all'indirizzo email rosalamattina@gmail.com


Si ricorda inoltre che la signora Rosa LaMattina sarà ben lieta di patrocinare eventi, manifestazioni, flash mobs, dichiarazioni d'amore universale, e di partecipare ad altre opere d'arte collettiva.

L'unica cosa che bisogna fare è chiederle se ne ha voglia scrivendole una email all'indirizzo rosalamattina@gmail.com

postato da: rosalamattina alle ore 17:12 | Permalink | commenti (4)
categoria:istruzioni
venerdì, 23 marzo 2007

Que dices?”

I fuochi d'artificio riempiono il cielo di una cascata di stelle viola e bianche.

Carolina grida per far sì che la sua voce possa sovrastare il rumore assordante dei botti, mentre pensa che è davvero fastidioso doversi distrarre da uno spettacolo tanto affascinante solo per dar retta ad uno stupido turista tedesco.

Niente, dicevo solo che prima di arrivare a Valencia avevo il terrore del fuoco, delle fiamme del fornello, delle fisette di Capodanno, dei petardi, dei botti, dei falò e degli accendini”.

Carolina, dopo aver pensato di aver a che fare con un pazzo, si rende conto che il turista tedesco è in realtà solo un italiano incredibilmente biondo, e -mentre ragiona sul fatto che in questi giorni di festa la città è invasa da insopportabili turisti- vede il biondino sgranare gli occhi e saltarle addosso.

Carolina ha solo un pensiero: “Pazzo furioso maniaco che non sei altro!”. Ma non ha il tempo di gridarlo, come vorrebbe.


Quando riapre gli occhi si rende conto di essere sdraiata sotto le palme del Paseo de la Alameda, e intorno a sè distingue i volti dei volontari della Cruz Roja, che le chiedono come si sente.

Carolina con una certa fatica si alza a sedere e si guarda intorno.

Lo spettacolo pirotecnico nel cielo valenciano sembra terminato da un pezzo; in compenso, nella sua testa è ancora in atto un terribile girotondo di echi e di luci. Si sente come ubriaca ma ricorda benissimo di non aver bevuto.

Qualcuno le spiega che il biondino l'ha salvata da un fuoco impazzito che stava per prenderla in pieno. Lei si volta e lo vede, mentre la osserva sorridendo, felice di sapere che sta meglio, con due bicchieri di orzata tra le mani.


Sei ore più tardi si trovano sotto lo stadio, al rastro della domenica mattina, tra i gitani che vendono biciclette rubate e i vecchi valenciani dietro le bancarelle di libri e antichi dischi.

Per sei ore, Carolina e Andrea hanno camminato, riso, parlato, pianto, corso, gridato e ballato insieme per le strade della città in festa, guardandosi negli occhi e tenendosi per mano come fratelli, senza malizia, senza desiderare qualcosa che non fosse la presenza dell'altro, sprofondati in un amore reciproco e puro, come quello che può nascere tra due bambini.

Il sole inizia a sorgere, l'aria è fredda, il mercato pieno di gente in cerca di curiosità e oggetti inutili di epoche passate, cose che solo al rastro si possono trovare.

Andrea si ferma all'improvviso gridando “Moebiusssssss!!!”, e si ferma ad una bancarella di fumetti. Prende un libro abbastanza grande ma sottile, con la copertina rigida, sembra vecchissimo; lui lo sfoglia come se stesse accarezzando dei fiori per non rovinarlo. Ha lo sguardo di chi ha trovato un tesoro e sorride, poi si gira verso Carolina e inizia a spiegargli che Moebius è il suo fumettista preferito, che quella è un'edizione originale degli anni Settanta, e contiene tavole che nemmeno lui aveva mai visto.

Carolina ancora non capisce cosa ci sia di tanto eccitante in un mucchio di disegni ingialliti.

Costerà sicuramente tantissimo! E' un pezzo rarissimo! Non capisco cosa ci faccia qui!” sussurra Andrea per timore che qualcuno gli soffi l'affare.

Dietro la bancarella c'è una vecchina raggrinzita, vestita d'azzurro e giallo, seduta su una poltroncina arancione.

Perdona, cuanto vale?”, chiede Carolina alla vecchia.

La vecchina muove lo sguardo azzurro verso i due, poi allunga il collo da tartaruga per vedere cosa tengono in mano, e dice con voce sicura: “Cincuenta centimos”.

Andrea non ci pensa due volte, paga i cinquanta centesimi e scappa, senza nemmeno aspettare la borsina di plastica che la vecchina gli porge gentilmente.

Carolina lo segue gridandogli: “Non valeva poi granchè, vero?”.

Andrea non si ferma, stringe al petto il libro e ride, si gira verso Carolina, le prende la mano e iniziano a correre.

Carolina non intende il perchè di tutta questa fretta, ma le piace correre nell'aria fredda del mattino con lui, perciò si lascia portare, come su un soffio di vento.


Quando si fermano sono già in Blasco Ibañez.
Si buttano su una panchina sotto gli alberi, senza riuscire a riprendere fiato tra una risata e l'altra, e alla fine Carolina riesce a chiedere:
“Perchè ti sei messo a correre così? Non avrai rubato qualcosa a quella vecchina, vero?”.

Non riuscivo a contenere la gioia...”.
Lei lo interrompe dicendo:
“Però non è che un fumetto!”.

Andrea non riesce a resistere, scoppia a ridere buttando la testa all'indietro, con le braccia allargate sullo schienale della panchina.

Carolina è allibita, vede la bocca di lui spalancata verso il cielo in una risata malefica e pensa che tutto sommato Andrea per lei è uno sconosciuto, che sicuramente ha dei problemi, e lei è una completa inconsciente perchè da ore va in giro con uno che a quanto pare è mezzo matto, e chi me l'ha fatto fare di seguire questo fuori di testa, forse è colpa della caduta, sì sì, ho picchiato la testa e ho perso il senno, non che sia mai stata tanto assennata, però davvero son cose che non si fanno, ecco, ora mentre è tutto preso dall'euforia lo lascio qui e me ne vado piano piano e scappo verso casa e meno male che non gli ho ancora lasciato il numero di telefono...

Guarda, sciocchina”. Andrea blocca i suoi pensieri mettendole davanti agli occhi un foglio.. no, un biglietto... un biglietto d'aereo.

Mira, è una specie di premio! Per due persone, senza nominativo, senza destinazione! L'unica regola è che bisogna partire oggi stesso! Dall'aeroporto di Valencia!”.

Carolina non dice nulla, teme di sentire solo una parola, ma spera che Andrea non la pronunci...

Andiamo!”.

Ecco, appunto.

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categoria:capitolo uno
lunedì, 26 marzo 2007
Appena toccato terra si capisce che tutto è diverso.
A partire dal nome dell'areoporto "El Dorado", mentre la bocca lo pronuncia la mente si affolla di strani pensieri, immagini mitologiche, culture lontane ora a portata di mano.

Bogotà è immensa, da qualche parte Carolina ricordava di aver letto che non esiste un punto, nemmeno sulle montagne circostanti, da cui si riesca a vederla tutta.
Quasi dieci milioni di abitanti a litagarsi quel po' di ossigeno a duemilasettecentoquaranta metri di altitudine, "più vicini alle stelle" come recita la propaganda del governo che tappezza le pareti del terminal.

L'emozione è unica.
Caos, lustrascarpe, facchini, tassisti pronti ad accaparrarsi un cliente.
A vendere sogni.

Poi la paura, solo un lampo, lei, lontana e con uno sconosciuto.
Ancora lo stupore.

Andrea non aveva scelto a caso la destinazione.
Conosceva quel paese misterioso, aveva vissuto nella magica Macondo per anni da quando sua sorella le aveva regalato quel libro di Marquez, e da allora aveva giurato che prima o poi avrebbe incontrato il colonnello Buendìa.

Usciti dal terminal il nuovo mondo li aspettava a braccia aperte con tutti i suoi segreti.
Salirono su un taxi, si guardarono negli occhi per un istante come a chiedersi "e adesso?" ma subito Andrea si rivolse al tassista e quasi urlando per superare il volume della radio che proponeva un ritmatissimo merengue disse:
"A la candelaria por favor".
Era il centro storico della città, nella zona est, dove gli esmeralderos contrattavano in strada i prezzi delle verdi pietre preziose, tra le case coloniali di un passato ormai lontano ma che non voleva essere dimenticato, dove la musica usciva da ogni piccolo negozio, dove il Museo dell'Oro ricordava una civiltà antica cancellata per sempre dalla faccia della terra.

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categoria:capitolo due
venerdì, 20 aprile 2007
Carolina riapre gli occhi.

"Maledizione -pensa- è successo di nuovo".

Le capitava spesso, addormentandosi al sole, di sognare luoghi remoti visitati in passato con la propria famiglia.
Ma nei suoi sogni i genitori non c'erano mai.
C'erano sempre grandi amori o ragazzi incrociati per strada che in qualche modo avevano attirato la sua curiosità.

Si strofina intensamente gli occhi.
l ragazzo accanto a lei la riporta alla realtà.

"Allora non è stato tutto un sogno" si chiede vedendo Andrea.

“Guarda, sciocchina”.

Andrea blocca i suoi pensieri mettendole davanti agli occhi un foglio.. no, un biglietto... un biglietto d'aereo.

“Mira, è una specie di premio! Per due persone, senza nominativo, senza destinazione! L'unica regola è che bisogna partire oggi stesso! Dall'aeroporto di Valencia!”.

Carolina non dice nulla, teme di sentire solo una parola, ma spera che Andrea non la pronunci...

“Andiamo!”.

Ecco, appunto.



scritto da: fabster http://liquefatto.splinder.com/
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categoria:capitolo tre